I gialloneri eliminati per il secondo anno consecutivo dalla squadra di Albano Laziale
Lignano Sabbiadoro (Ud), 11 giu. – Ai tifosi del Dream Team rimasti a Milano diciamo subito che la loro squadra, nonostante il quarto posto finale, non ha sfigurato nell’ambito di questi play-off di wheelchair hockey andati in scena dal 5 al 7 giugno in Friuli dopo una lunga parentesi in terra marchigiana.
Le ambizioni erano più elevate, è vero, ma non bisogna dimenticare l’esito finale della passata stagione che aveva visto i gialloneri allo sbando, approdare ad un mesto ottavo posto. Certo nei play-off 2007 mancava Brusati, che invece era presente quest’anno avendo ottenuto in extremis il lasciapassare dai medici, ma a parte l’indubbio condizionamento psicologico di cui è stato vittima il bomber, vi è anche da considerare che le avversarie del Dream Team sulla strada del tricolore erano forti e molto motivate. Ci riferiamo a Thunder Roma, Albalonga Craziest Cows di Albano Laziale e ai soliti, mortiferi, Skorpions Varese, squadre che hanno occupato dal basso verso l’alto i 3 gradini del podio di Lignano.
I play-off cominciano con un quarto di finale da leccarsi i baffi, visto che scendono in campo le 2 squadre finaliste del Campionato precedente: Skorpions Varese e Blue Devils Genova. Chi pensava ad una partita combattuta come la predetta, resta però presto deluso: una squadra di Genova così arrendevole e svagata in difesa non la si vedeva da anni e questa volta il coach ligure “Mago” Merlino non cava dalla sua bacchetta nessuna magia… finisce 8-3, medesimo risultato con il quale si chiude anche il quarto di finale tra Thunder e Rangers Bologna con i felsinei che però provano almeno ad impensierire gli avversari nella prima parte della gara. Cosa che riesce ancor meglio ai siciliani Red Cobra contro Albalonga, con i primi addirittura in vantaggio nella fase iniziale per poi cedere alla distanza per 8-5 ai laziali di capitan Fierravanti.
E il Dream Team? La squadra milanese era opposta agli altri Blue Devils, quelli di Napoli, orfani del loro leader Tommaso Liccardo, che ha inspiegabilmente abbandonato uno sport nel quale potrebbe signoreggiare ancora per molti anni. E nonostante questo considerevole vantaggio, il Dream Team, come spesso gli accade, fa fatica a trovare il bandolo della matassa e appare evidente che il suo alfiere Marco Brusati sente enormemente il peso di queste che vorrebbe tanto fossero le “sue” finali.
Alla fine il bomber milanese riesce ad incanalare l’immenso nervosismo che lo attanaglia e, complice un liberatorio alterco con un avversario che lo insulta dopo uno dei gol, mette a segno 6 delle 7 reti con le quali i gialloneri piegano la squadra napoletana, che ha nel giovane e talentuoso Camponesco l’unico avversario in grado di impensierirli. Il 7-3 dei milanesi porta anche il sigillo del positivo Locatelli, al quale il mister Stuppìa preferisce inizialmente l’esperienza e la grinta di Fontana. Rasconi apparso nuovamente sicuro in porta, Bruno con lo stick e Bonifacio con la mazza sono gli altri 3 uomini del quintetto iniziale.
Nelle semifinali assistiamo ad una delle sfide ormai tradizionali nel wheelchair hockey, sfida che non passa mai inosservata, sia che rappresenti la finale (come nel 2005) sia che valga la semifinale come in questo e nel passato Campionato: Roma contro Varese. Sfida anche tra le uniche 2 squadre che possono vantare una autentica tifoseria: pittoresca, chiassosa ma tremendamente importante per chi gioca. Ed è partita splendida e, visti i trascorsi, anche corretta e con pochissime contestazioni per errori arbitrali. Varese la spunta soltanto ai rigori per 4-3 dopo che i tempi regolamentari erano terminati in parità sul 3-3. L’eroe di giornata si chiama Gianfranco Santeramo, mandato in campo dal suo allenatore, con notevole lungimiranza, pochi minuti prima dello scadere dell’ultimo quarto e lui, panchinaro ma evidentemente buon rigorista, lo ripaga appieno visto che sarà l’unico tra i franchi tiratori delle 2 compagini ad andare a segno.
Già, ma il Dream Team? Il Dream Team ritrova sulla sua strada Albalonga e anche se questa volta la sfida è più nobile valendo per la semifinale, l’ostacolo risulterà ugualmente insormontabile. Dopo un effimero break iniziale di Milano che si porta avanti sul doppio vantaggio, appare ben presto evidente che i gialloneri non sono in grado di arginare in maniera convincente lo strapotere fisico del laziale Fierravanti, al quale la paraplegìa ha lasciato braccia possenti e resistenti, diversamente dai giocatori distrofici chiamati a supplire con tattica e pressing. E non è solo Brusati a spegnersi progressivamente, ma tutta la squadra. Colpisce in particolar modo Garofano, solitamente mastino implacabile, ma impotente con il suo stick contro Fierravanti.
Quest’ultimo, comunque ben supportato dai suoi 2 stick Cantalini e De Negri e dall’altra mazza Montevecchi, si giova del nervosismo di Marco Brusati nuovamente vittima della pressione che questi 2 anni di vicissitudini sanitarie non potevano non lasciare (fallisce così alcuni buoni contropiede con tiri affrettati), e di alcuni contrattempi che colpiscono gli stick e l’altra mazza milanese Locatelli (subentra Schiraldi). La partita prende così decisamente la strada che porta ad Albano Laziale e si conclude con lo scarto di soli 2 gol, 7-5, soltanto perchè i Craziest Cows nel finale tolgono il piede dall’acceleratore. Cioè lo toglie il cannoniere Michele Fierravanti, al quale non manca certo la sportività.
Il resto parla di una finale per il terzo posto ben giocata da Milano dall’inizio alla fine (spiccano Provito in porta e Biundo in difesa) e fino in fondo in bilico, ma vinta da Roma che si è presentata a Lignano con un Vittadello in meno ma con un Malcotti in più: meno tecnica ma più potenza, dote che non guasta mai. Si conclude 6-5 per i Thunder Roma che proprio grazie al migliorato Malcotti riescono ad avere la meglio su di uno scatenato Brusati, finalmente libero dai propri personali fantasmi e autore di 5 centri.
Ci aveva confidato il bomber di Via Fauchè prima delle finali che gli sarebbe piaciuto leggere di se stesso su queste colonne come del cecchino che, dopo aver ritrovato nella regular season il fucile di precisione, aveva ritrovato ai play-off anche il mitra dei gol a raffica. Ebbene, forse in alcune fasi gli è mancato il caricatore, ma il mitra è senz’altro tornato: 15 reti in tre partite per lui! Personalmente non abbiamo mai amato i robot privi di emozioni e quindi stravediamo per Marco Brusati, così umano nelle sue ansie come nei suoi slanci umorali. Siamo convinti che quando troverà dentro di sé la tranquillità e le risposte che sta cercando, diventerà un incontrastato campione.
Ci sarebbe da documentare ancora la finalissima, dove però gli Skorpions Varese degli imperversanti Carelli e Fattore (quest’ultimo alla guida della fin troppo veloce carrozzina utilizzata dalla nazionale olandese, nella quale certo “Titti” non sfigurerebbe) hanno duramente punito gli emergenti Craziest Cows con un secco 8-4. Terzo scudetto per gli Scorpioni, secondo consecutivo… raggiunte a quota 3 Napoli e Milano.
Milano? Beh, che dire… provaci ancora Dream Team!!
Riccardo Rutigliano
riccardo.rutigliano@voceditalia.it

















