Ma sono ancora gli Skorpions di Varese a imporsi, mentre si rivedono le Pantere, storica seconda squadra di Milano
Assago (MI) – Il torneo di wheelchair hockey più rappresentativo del panorama italiano, il “Memorial Bruno Frattini”, compie 10 anni e si regala un’edizione piena di contenuti tecnici, oltre che di inaspettata “grandeur”. Inaspettata per il pragmatismo meneghino, intendiamo. Così il torneo del Datch Forum di Assago si distende su 2 giornate, sabato e domenica, anziché impegnare il solo sabato come nelle precedenti edizioni, raddoppia il numero delle partite in programma e poi chiama a spegnere le candeline della sua festa invitati illustri e blasonati: non manca l’ospite straniero né la nouvelle vague di casa nostra e nemmeno i rappresentanti di alcune storiche casate dell’hockey su carrozzina elettrica italiano. Tutto ciò l’11 e il 12 ottobre appena trascorsi.
Il tono internazionale è garantito dai campioni di Germania, i Torpedo Lademburg; la competitività ai livelli assoluti dai campioni d’Italia degli Skorpions Varese, la storia dalle squadre di Milano (Dream Team), Monza (Sharks), Torino (Magic), Roma (Thunder), Genova (Blue Devils) e dalle redivive Pantere, gloriosa seconda squadra di Milano della quale parleremo diffusamente più avanti. Tranne Genova, compagini queste tutte vincitrici di almeno uno scudetto e sostenitrici del wheelchairhockey dalla prima ora.
Ma entriamo nel vivo del torneo che ha diviso le sue squadre in 2 gironi di 4 compagini l’uno chiamandole a confrontarsi 2 volte (non consecutive) per ciascun match; tra le aspiranti alla vittoria finale, da una parte Dream Team e Torpedo, dall’altra Skorpions e Thunder. Allora dobbiamo dire che abbiamo visto finalmente un Dream Team convincente, vuoi per l’atteggiamento mantenuto nell’arco di tutto il torneo, vuoi per il tentativo pur sporadico ma ugualmente riconoscibile, di applicare schemi puntuali e necessari come il pane nel wheelchair hockey moderno.
Atteggiamento dunque. Cioè disposizione mentale, cioè spirito di squadra. Avevamo molto criticato la squadra milanese dopo il torneo estivo di Monaco di Baviera, dove era apparsa disunita e troppo, davvero troppo, nervosa. Difetti questi assai ricorrenti nella storia più recente del Dream Team. Ora lo diciamo con cautela, ma forse qualcosa sta cominciando a cambiare. Può avere giocato positivamente la forzata assenza di quei giocatori gialloneri impegnati a ridare vita alle Pantere in una sorta di “rievocazione storica”, cosa che ha fatto sì che tra i superstiti del Dream Team i ruoli fossero ben definiti e i rincalzi pochi e motivati. Fare quadrato nei momenti di difficoltà così è risultato più facile.
Ma abbiamo parlato anche di progressi intravisti negli schemi di gioco: il lavoro sulle posizioni difensive e offensive fatto in allenamento comincia a pagare, dando i primi frutti. C’è da augurarsi che non sopraggiunga una gelata fuori stagione a bruciare il raccolto. Come ogni bravo agricoltore ben sa, una piantagione produttiva richiede sacrifici, lavoro e attenzioni costanti.
Ma bando alle metafore, cominciamo a parlare di hockey giocato: come dicevamo, il decimo Memorial Bruno Frattini ha visto tornare in campo, 8 anni dopo il loro scioglimento, le Pantere di Milano. Ad alcuni dei giocatori che vi avevano militato (Bonifacio, Biundo, Rasconi) e attualmente inquadrati nel Dream Team, si sono generosamente affiancati 2 giocatori dei Cocoloco Padova. Così, con l’intento di onorare al meglio un torneo che le aveva viste apprezzate protagoniste, ha preso corpo il mai abbandonato progetto di Marco Rasconi, da sempre anima dei “cugini” del Dream Team: cioè riportare sul campo le Pantere. …Soltanto per un giorno? Chi può dirlo… Alla luce dell’inaspettato ma senz’altro meritato quinto posto finale ottenuto in questo torneo, ogni speranza è lecita.
La storia del torneo, adesso. Gli Skorpions hanno vinto il loro girone piegando i romani Thunder, che solo nel secondo confronto, terminato 1-1, sono riusciti ad impegnarli. Perchè ogni match veniva ripetuto 2 volte nell’arco del torneo, dando vita ad una sorta di andata e ritorno tra le squadre coinvolte. Più faticoso dirimere la classifica nell’altro girone dove Dream Team e Torpedo Lademburg hanno pareggiato entrambi i loro confronti diretti. E se nel primo, terminato 4-4 i milanesi pur trovandosi per ben 4 volte in vantaggio avevano subìto il gioco dei tedeschi, orchestrato dal piccolo e sgusciante Oguz, nel secondo conclusosi 3-3 abbiamo visto gioco a sponde alterne con un Brusati concentratissimo e soprattutto molto più padrone dei propri nervi di quanto non sia mai stato da 2 anni a questa parte.
Provito tra i pali poi evidenziava una crescita strepitosa mantenendo un rendimento elevato per la durata dell’intero torneo. Il giocatore ha seguito il consiglio che gli avevamo dato proprio da queste colonne, cioè di rialzare il bracciolo destro della sua carrozzina per riequilibrare la sua postura e guidare meglio (segno che a volte gli sproloqui tecnici dei cronisti trovano riscontro sul campo). Altri aspetti invece apparivano ancora carenti. In particolare l’intesa Locatelli-Brusati può e deve migliorare.
Per inciso, la classifica del girone che vedeva a pari punti tedeschi e milanesi (entrambe le squadre vincitrici di tutte le loro altre doppie sfide) ha avvantaggiato il Dream Team in quanto squadra con la media dei punteggi giocatori più bassa, regola voluta dagli organizzatori per premiare, a parità di rendimento, la squadra con meno forza fisica. Nello spirito di sportività che ha sempre contraddistinto questo torneo e la squadra del Dream Team.
Le semifinali erano perciò il risultato degli accoppiamenti tra Dream Team e Thunder Roma e tra Skorpions Varese e Torpedo Lademburg. I varesini col tricolore sulle maglie, dopo qualche impaccio iniziale si imponevano sui tedeschi con un perentorio 5-1, e questo più che sminuire la forza dei tedeschi evidenziava le potenzialità degli Scorpioni. Che non risiedono solo negli arrembanti Carelli e Fattore, ma anche in un eccezionale comparto di stick e in un gioco che si avvale di meccanismi da orologio svizzero.
Equilibratissima invece l’altra semifinale, la classica sfida tra Roma e Milano, che ha confermato quanto il Dream Team soffra la grande organizzazione difensiva dei Thunder, che hanno lucrato come già era accaduto nella finale per il terzo posto delle finali scudetto 2008, sull’unico gol messo a segno per avvantaggiarsi e giocare di rimessa. Ma questa volta la caparbietà del Dream Team, che non ha perso la testa fino alla fine, è stata premiata. A pochi secondi dal fischio finale arrivava sull’asse Brusati (assist man) e Locatelli (finalizzatore sotto porta) il meritato pareggio.
Il torneo prevedeva l’immediato passaggio ai rigori per definire la vincitrice. L’emozionante sfida veniva decisa solo dai tiri ad oltranza, con l’emergente Ghislotti entrato insieme a Rutigliano nei secondi finali per una felice intuizione di Mister Stuppìa, in quanto i 2 rappresentanti delle seconde linee sono dotati di maggior precisione nei tiri dal dischetto. E se Rutigliano si vedeva sventare il tiro solo dalla punta dello stick del bravo portiere capitolino Rizzi, Ghislotti portava i suoi in finale insaccando il penalty con un tiro secco e preciso nell’angolino alla sinistra dell’estremo difensore.
La finale Skorpions-Dream Team rivelava una trama assai appassionante: quasi scontato come un romanzo rosa all’inizio, con Varese ad issarsi fino al 6-2, si faceva più avvincente di un thriller dal terzo quarto in poi con Milano mai doma protagonista di un grande recupero, fino al 6-5. Il colpo di scena aggiuntivo era rappresentato dal fatto che la maggior parte del pubblico ignorava che la finale, contrariamente al resto delle gare del torneo, si disputava sui 4 tempi e non sui 2.
Colpiva vedere Fontana, come già era accaduto in semifinale contro Roma a causa dell’incidente tecnico alla carrozzina di Schiraldi, assoggettarsi di buon grado per il bene della squadra a fare quello che non avremmo mai immaginato, ovvero giocare con lo stick, lui, una delle mazze più forti nella storia dell’hockey italico: un esempio che dovrebbe fare riflettere molti.
E se la partita e la rimonta milanese si concludevano di fatto con il “fallo di frustrazione” di Marco Brusati, stanco di inseguire “beep beep” Fattore che gli sottraeva anche lo scettro di bomber principe del torneo, fallo che gli costava il cartellino blu dell’espulsione temporanea, la reazione della squadra milanese aveva il pregio di strappare finalmente dal loro torpore i tifosi milanesi, fino ad allora ancora una volta umiliati dai cori martellanti dei supporters varesini. Non saranno simpatici ai più questi Skorpions (ma quale squadra che vince a lungo lo è?) ma la loro forza, come abbiamo scritto, non è data solo dalla fenomenale carrozzina di Tiziano Fattore, tesi sostenuta da molti.
L’ex calciatore Maurizio Ganz, amico di questo sport e ancora una volta gradito ospite del “Memorial Frattini” e della Federazione Italiana Wheelchair Hockey, sarà rimasto soddisfatto: uno spettacolo così si vede… ogni 10 anni.
Riccardo Rutigliano
riccardo.rutigliano@voceditalia.it

















