La squadra milanese sconfitta per 8 – 5 dai Rangers nella prima uscita ufficiale della stagione
Bologna – Dopo il rinvio dei primi due turni di Campionato, il Dream Team è riuscito finalmente a scendere in campo a Bologna domenica scorsa, 8 febbraio. A dire il vero, leggendo lo score finale della partita, che recita 8 – 5 per i padroni di casa, a più di un tifoso giallonero potrebbero sorgere dubbi sul fatto che la propria squadra abbia effettivamente calcato il parquet felsineo, nella palestra Pallavicini.
Non vogliamo fare i facili profeti di sventura, né buttare tutto quanto abbiamo visto, anche in positivo, della prestazione milanese all’esordio stagionale, certo è che per una squadra ambiziosa come quella di Milano, il passo falso al debutto non è il miglior viatico per lanciare la rincorsa a quel titolo tricolore che manca dalla sede di Via Lampedusa ormai dal 2004. Intendiamoci, e facciamo questa affermazione dopo una sconfitta e quindi in tempi non sospetti, noi restiamo comunque convinti che sulla carta la “squadra dei sogni” abbia le potenzialità e gli uomini per rientrare tra le migliori 4 squadre del Campionato, cioè quelle che si giocano lo scudetto.
Il problema è riuscire a passare dalla squadra “di carta” alla squadra in carne e ossa (e magari anche sangue), cosa che continua a risultare complicata per il coach Stuppìa, che le sta tentando proprio tutte, da quando allena la compagine meneghina. E i Rangers? La squadra di Bologna ha giocato la sua onesta partita, consapevole di essersi notevolmente rinforzata grazie all’arrivo di Liccardo, che resta uno dei migliori giocatori italiani.
Andati subito in vantaggio con Bortolini, i felsinei hanno costantemente cercato di amministrare la gara con ripetuti scambi di palla a centrocampo tra lo stesso Bortolini e Liccardo, sfruttando il buon controllo di palla di entrambi e la colpevole mancanza di pressing da parte del Dream Team. Così è stato piuttosto agevole per la squadra padrona di casa conservare sempre almeno un gol di vantaggio, quel gol che alla lunga si è rivelato decisivo e non inganni lo scarto finale, concretizzatosi tutto nei 3 minuti finali (quando Milano pensava ormai soltanto al problematico ritorno a casa, con uno dei 2 mezzi di trasporto utilizzati per la trasferta fermo in officina per un guasto).
Rasconi in porta, Bruno a difendere con lo stick e Ghislotti e Bonifacio con la mazza, cercando anche di offendere e di dare supporto al vertice offensivo Brusati. Queste le scelte e il quintetto iniziale schierato dal mister milanese, che ripudia momentaneamente la svolta tattica della passata stagione, cioè lo schema con due mazze e due stick, anche alla luce dell’incerto precampionato dei 2 giocatori con mazza chiamati ad interpretarlo, Brusati e Locatelli. Sfortunatamente il pur dotato Ghislotti, al secondo anno di wheelchair hockey, non riesce a calarsi nella parte che gli chiede il suo allenatore e, complice un mix di inesperienza, emozione e carrozzina elettrica ribelle, disputa un primo quarto decisamente sottotono. In effetti il suo mezzo meccanico, peraltro nuovo, appare lento e singhiozzante, più simile al cavallo bolso di Don Chisciotte che ad un ausilio adatto alla pratica di questo sport.
Purtroppo per i milanesi però Bortolini non è un mulino a vento, e dopo soli 10 secondi il suo fendente dall’estrema sinistra è decisamente reale (ancorché prevedibile: lo prova sempre da quella posizione) e in ogni caso sufficientemente preciso e potente, se non contrastato, da andare a morire in rete nell’angolo che riposa lontano dagli occhi e lontano dal cuore dell’incolpevole Rasconi. E Ghislotti, che doveva essere l’uomo in più per chiudere i varchi difensivi, dov’era?
Nel secondo quarto entrano Locatelli al posto di Ghislotti e Biundo per Bonifacio. E se Biundo con il suo stick risulterà di gran lunga il migliore dei suoi, ergendosi a baluardo della difesa, Locatelli sarà autore ancora una volta di una prova enigmatica: non disprezzabile in attacco (non va dimenticato che 2 dei 5 goal gialloneri, in momenti chiave della partita, portano la sua firma) ma insufficiente in difesa e nella continuità di concentrazione nell’arco del match. Anche Bruno, solitamente lo stick più efficace, non è apparso al meglio della forma ed è andato progressivamente spegnendosi, forse per stanchezza, nel corso della gara.
Sarebbe sbagliato però caricare il peso di questa sconfitta sulle spalle dei singoli giocatori. Non ci stancheremo mai di ripetere che il Dream Team può sperare di contrastare le squadre più attrezzate fisicamente unicamente attraverso il gioco di squadra. L’acume tattico è sempre stato il marchio distintivo nella storia di questa formazione e a maggior ragione deve esserlo ora che si trova a contrastare, da compagine composta in gran parte da distrofici in un o sport nato per essi, compagini che non lo sono.
Nel prosieguo del secondo quarto i Rangers controllano la timida sfuriata dei milanesi e poi raddoppiano, con Liccardo. Subito dopo Locatelli fa però 2-1 e queste 2 situazioni sono emblematiche: nella prima, Locatelli che dovrebbe chiudere al centro si dimentica completamente Tommaso Liccardo, che non perdona. Nella seconda, dopo aver perso palla in attacco, lotta, la riconquista e la gira in rete con una gran semirovesciata. Per la serie Locatelli “dottor Jeckill e mister Hide”…. Ovvero l’enorme divario tra le potenzialità e l’applicazione. Ci rendiamo conto che stiamo di nuovo correndo il rischio di focalizzare su di un solo giocatore l’attenzione, ma lo facciamo solo nell’intento di segnalare le carenze di una rappresentativa che quando si ricorda di provare ad applicare le indicazioni tattiche della panchina riesce sempre ad impegnare l’avversario e a rimanere agganciata al destino del match.
Come negli ultimi 2 quarti di gioco, che vedono in porta Provito, reduce da una brutta frattura alla gamba e in campo con uno speciale tutore, e un Brusati che riesce meglio che in altre recenti occasioni a mantenere la concentrazione nei momenti difficili, anche se in alcune situazioni tòpiche gli manca la lucidità per effettuare l’ultimo passaggio a un Locatelli in posizione favorevole. Il bomber di Via Fauchè è comunque autore degli altri 3 goal del Dream Team, che mantengono accesa nei suoi tifosi la speranza di una rimonta possibile, speranza che come detto evapora a 3 minuti dalla fine, quando gli errori difensivi dei milanesi da episodi diventano segnale di una vera e propria resa. Gioco, partita e incontro per i Rangers Bologna.
Nel Dream Team da segnalare ancora l’esordio del giovane Abbate, e la avvertita assenza di Fontana e Garofano, mancati assai, sul fronte dell’inventiva e della tattica l’uno e su quello della grinta e del pressing l’altro.
Riccardo Rutigliano
riccardo.rutigliano@voceditalia.it

















